Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2026. Dati e norme controllati sulle fonti ufficiali elencate in fondo all’articolo. Contenuto educativo, non consulenza finanziaria: come lavoriamo.
Dopo aver scelto come investire (un PAC o un versamento unico) resta la domanda che conta di più: in cosa dividere i soldi? La risposta si chiama asset allocation, cioè la ripartizione del portafoglio tra le classi di attività, soprattutto azioni e obbligazioni. Non esiste una ripartizione giusta per tutti, ma esiste un modo ragionevole per sceglierla.
Cos’è l’asset allocation
È la decisione di quanta parte del capitale mettere in strumenti con caratteristiche diverse. Le due componenti principali sono:
- Azionario: quote di imprese. Offre storicamente il maggior potenziale di crescita nel lungo periodo, ma con oscillazioni forti.
- Obbligazionario: prestiti a Stati o aziende. Di norma oscilla meno, ma rende meno nel lungo periodo e non è privo di rischi (tassi, inflazione, emittente). Ne parlo in ETF o BTP: differenze e quando scegliere.
Altre componenti (liquidità, oro, immobili) esistono, ma per chi inizia il cuore del problema è azioni contro obbligazioni.
Il criterio guida: quanto rischio puoi sopportare
Due domande, da tenere separate:
- Capacità di rischio: quanto puoi permetterti di perdere senza cambiare la tua vita? Dipende da orizzonte temporale, stabilità del reddito, presenza di un fondo di emergenza.
- Tolleranza al rischio: come reagisci quando il portafoglio scende? Se un calo del 30% ti farebbe vendere, un portafoglio tutto azionario non è adatto a te, anche se sulla carta “potresti”. Ne parlo nelle trappole psicologiche.
Alcune ripartizioni di esempio
Questi esempi servono a capire l’ordine di grandezza, non sono consigli:
| Profilo | Azioni | Obbligazioni | Per chi può avere senso |
|---|---|---|---|
| Prudente | 30% | 70% | Orizzonte breve o bassa tolleranza alle perdite |
| Equilibrato | 60% | 40% | Orizzonte medio, vuole ridurre le oscillazioni |
| Dinamico | 80-100% | 0-20% | Orizzonte molto lungo e reddito stabile |
Un calo dei mercati azionari del 50% (scenario ipotetico, simile a quelli visti in passato, di cui parlo in crolli di borsa storici) avrebbe effetti molto diversi. Su 10.000€: con il 100% in azioni la perdita sarebbe di circa 5.000€; con un portafoglio 60/40 e obbligazioni in lieve calo del 5%, di circa 3.200€. Non è che il secondo “perda meno sempre”: in altri periodi rende anche meno. È un compromesso.
Stesso crollo, quattro ripartizioni: un confronto in euro
Per vedere concretamente cosa cambia, prendiamo 10.000€ e uno scenario ipotetico: le azioni perdono il 50% e le obbligazioni, a seconda dei casi, perdono il 5%, restano ferme o guadagnano il 5%. Non è una previsione, ma un esercizio di ordine di grandezza (la perdita è la media ponderata dei due risultati).
| Ripartizione (azioni/obbligazioni) | Obbligazioni -5% | Obbligazioni 0% | Obbligazioni +5% |
|---|---|---|---|
| 100/0 | -5.000€ (-50%) | -5.000€ (-50%) | -5.000€ (-50%) |
| 80/20 | -4.100€ (-41%) | -4.000€ (-40%) | -3.900€ (-39%) |
| 60/40 | -3.200€ (-32%) | -3.000€ (-30%) | -2.800€ (-28%) |
| 30/70 | -1.850€ (-18,5%) | -1.500€ (-15%) | -1.150€ (-11,5%) |
La lettura più utile non è il numero in sé, ma la domanda: con quale di queste perdite riuscirei a non vendere? Se la risposta è “al massimo 3.000€”, un portafoglio 100/0 non è coerente con te, anche se in teoria promette di più nel lungo periodo.
Cosa è successo davvero: 2008 e 2022
Gli scenari sono ipotetici, ma possiamo confrontarli con dati storici annuali (rendimento totale, in dollari) dell’indice azionario S&P 500 e dell’indice obbligazionario Bloomberg US Aggregate. Le percentuali dei portafogli sono medie ponderate per anno, senza costi né tasse, e riguardano indici statunitensi, non un portafoglio globale.
| Anno | Azioni | Obbligazioni | 100/0 su 10.000€ | 80/20 su 10.000€ | 60/40 su 10.000€ |
|---|---|---|---|---|---|
| 2008 | -37,0% | +5,2% | circa 6.300€ | circa 7.144€ | circa 7.988€ |
| 2020 | +18,4% | +7,5% | circa 11.840€ | circa 11.622€ | circa 11.404€ |
| 2022 | -18,1% | -13,0% | circa 8.189€ | circa 8.291€ | circa 8.393€ |
Nel 2008 la componente obbligazionaria ha attutito molto la discesa. Nel 2020 chi aveva più azioni ha chiuso l’anno meglio, perché il mercato azionario si è ripreso. Nel 2022, invece, azioni e obbligazioni sono scese insieme (i tassi in aumento hanno colpito entrambe) e la differenza tra le ripartizioni è stata piccola. Le obbligazioni riducono di solito le oscillazioni, ma non offrono una protezione garantita: per questo il rischio va deciso in anticipo, non dopo.
Regole pratiche per non sbagliare
- Orizzonte: più è lungo, più puoi permetterti azioni. Soldi che servono entro pochi anni non dovrebbero stare sull’azionario.
- Semplicità: pochi strumenti diversificati battono molti strumenti sovrapposti. Un ETF globale azionario e uno obbligazionario bastano per molti piani.
- Diversificazione vera: più ETF non significa più diversificazione se replicano gli stessi titoli.
- Coerenza nel tempo: cambiare allocazione dopo ogni notizia è una delle trappole più costose.
- Revisione periodica: una volta all’anno controlla che la ripartizione sia ancora quella scelta: vedi ribilanciamento del portafoglio.
Come scegliere in cinque passaggi
- Metti in sicurezza le basi. Prima di investire, verifica di avere un fondo di emergenza e di non usare soldi che servono a breve.
- Definisci l’orizzonte. Per ogni obiettivo (pensione, casa, studi dei figli) scrivi quando ti serviranno i soldi. Un obiettivo vicino pesa più sul lato prudente, uno lontano consente più azioni.
- Fai il test della perdita. Scegli una cifra su 10.000€ oltre la quale venderesti. Confrontala con la tabella sopra e scarta le ripartizioni che producono perdite maggiori.
- Scegli strumenti semplici e a basso costo. Un ETF azionario globale (vedi cos’è un ETF e perché l’MSCI World) e, se serve, uno obbligazionario. Confronta i costi con la guida al TER e leggi la scheda dell’ETF. Per sapere come funzionano le imposte, c’è la guida alle tasse sugli ETF.
- Decidi quanto versare e quando rivedere. L’importo mensile dipende dal tuo budget (quanto investire ogni mese); la revisione si fa a scadenze fisse, non a ogni notizia.
Errori frequenti da evitare
- Scegliere l’allocazione guardando i rendimenti passati. Il periodo migliore dell’ultimo anno dice poco sul prossimo.
- Sovrapporre strumenti. Due ETF azionari molto simili non cambiano il rischio, aumentano solo la complessità.
- Dimenticare l’inflazione. Tenere troppa parte in strumenti molto prudenti per decenni può ridurre il potere d’acquisto.
- Cambiare profilo dopo un crollo. Se dopo un calo del 20% vuoi passare tutto in obbligazioni, probabilmente la tua allocazione iniziale era troppo rischiosa: rivedila con calma, non d’impulso.
Una regola empirica, con cautela
Spesso si sente dire che la percentuale di obbligazioni dovrebbe essere pari alla propria età. È una scorciatoia: utile come punto di partenza, ma ignora reddito, patrimonio e carattere. Usala solo per avere un ordine di grandezza.
Un esempio numerico: a 30 anni la regola darebbe 30% di obbligazioni (70/30), a 50 anni il 50% (50/50). Nello scenario ipotetico precedente (azioni -50%, obbligazioni -5%) un 70/30 perderebbe il 36,5%, cioè 3.650€ su 10.000€, mentre un 50/50 perderebbe il 27,5%. Sono semplici esempi: due persone della stessa età possono avere capacità e tolleranza del rischio molto diverse.
Domande frequenti
Posso investire solo in azioni?
Sì, se l’orizzonte è molto lungo e sai sopportare cali anche superiori al 40% senza vendere. Se non sei sicuro, aggiungere una componente obbligazionaria rende il percorso più gestibile.
Quanti ETF servono?
Spesso uno o due bastano: uno azionario globale e, se vuoi, uno obbligazionario. Di più non significa più diversificazione.
Posso cambiare allocazione nel tempo?
Sì, ed è normale farlo con l’avvicinarsi degli obiettivi. Evita però di cambiarla in reazione alle notizie del momento.
Quale allocazione è migliore, 60/40 o 80/20?
Nessuna è migliore in assoluto. L’80/20 ha più potenziale di crescita e cali più profondi, il 60/40 oscilla meno ma storicamente ha reso di meno nei periodi favorevoli alle azioni. Conta quella che riesci a mantenere nei momenti difficili.
Ogni quanto devo controllare la ripartizione?
Basta una volta all’anno, o quando una componente si discosta molto dalla quota scelta. Come e quando intervenire lo spiego nella guida al ribilanciamento.
Le obbligazioni proteggono sempre quando le azioni scendono?
No. Nel 2008 hanno attutito il calo, nel 2022 sono scese insieme alle azioni. Il confronto è nella sezione sui dati storici qui sopra.
Conviene un ETF obbligazionario o i BTP?
Dipende da orizzonte, costi e dal fatto che tu voglia o meno una scadenza definita. Le differenze sono nell’articolo ETF o BTP.
In sintesi
L’asset allocation è la scelta che pesa di più sul rischio del tuo portafoglio, più della selezione dei singoli prodotti. Scegli una ripartizione che riusciresti a mantenere anche nei momenti peggiori, non quella che darebbe più rendimento in teoria.
Fonti
- Slickcharts — S&P 500 Total Returns by Year (rendimenti totali annuali 2008, 2020, 2022)
- UpMyInterest — Bloomberg US Aggregate Bonds Annual Returns (rendimenti totali annuali 2008, 2020, 2022 dell’indice obbligazionario USA)
Gli esempi sono illustrativi e non costituiscono consulenza finanziaria: la ripartizione adatta a te dipende dalla tua situazione.
