Copertina: Crolli di borsa storici: cosa insegnano a chi investe

Crolli di borsa storici: cosa insegnano a chi investe

9 min di lettura · aggiornato il 3 ottobre 2026

Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2026. Dati e norme controllati sulle fonti ufficiali elencate in fondo all’articolo. Contenuto educativo, non consulenza finanziaria: come lavoriamo.

I mercati azionari crollano ogni tanto, e la cosa più utile da sapere prima di investire è come si comporta una persona ragionevole quando succede. Nessuno sa prevedere il prossimo crollo, ma la storia recente offre tre casi chiari: la bolla delle società internet, la crisi finanziaria del 2008 e lo shock del Covid nel 2020. Vediamo cosa è successo e cosa possiamo imparare.

I tre crolli in numeri (ordini di grandezza)

EpisodioCalo massimo dell’indice S&P 500 (circa)Durata del caloRitorno ai massimi precedenti (indice di prezzo)
Bolla internet (2000-2002)-49%circa 2,5 annicirca 2007
Crisi finanziaria (2007-2009)-57%circa 1,5 annicirca 2013
Covid (febbraio-marzo 2020)-34%circa 1 mesecirca agosto 2020

I valori sono ordini di grandezza riferiti all’indice di prezzo statunitense, senza dividendi. Con i dividendi reinvestiti i tempi di recupero sono più brevi. Per l’indice mondiale MSCI World, secondo la scheda informativa dell’indice, nel 2007-2009 il calo massimo è arrivato intorno al 57%, come ricordo anche nella simulazione del PAC da 100€ al mese.

Perché un calo pesa più di quanto sembra: la matematica del recupero

Una perdita percentuale e il guadagno necessario per annullarla non sono simmetrici. Se un portafoglio scende del 50%, serve un +100% per tornare al punto di partenza, non un +50%. La formula è semplice: guadagno necessario = 1 / (1 – perdita) – 1.

Calo subìtoGuadagno necessario per recuperareEsempio su 10.000€
-10%+11,1%9.000€ da riportare a 10.000€
-20%+25,0%8.000€ da riportare a 10.000€
-30%+42,9%7.000€ da riportare a 10.000€
-34% (ordine di grandezza del Covid)+51,5%6.600€ da riportare a 10.000€
-50%+100,0%5.000€ da riportare a 10.000€
-57% (ordine di grandezza del 2007-2009)+132,6%4.300€ da riportare a 10.000€

È un calcolo matematico, non una previsione: serve a capire perché i cali profondi richiedono tempo e perché ridurre la profondità della discesa (con una componente obbligazionaria, per esempio) rende il recupero più breve.

Prezzo o rendimento totale: perché i numeri cambiano da una fonte all’altra

Se confronti più fonti, noterai cifre diverse per lo stesso crollo. Non c’è per forza un errore: dipende da cosa si misura. L’indice di prezzo ignora i dividendi, l’indice a rendimento totale li reinveste. Cambia anche il tipo di dato: i massimi e i minimi giornalieri danno cali più profondi dei dati mensili.

Un esempio: il calo dell’S&P 500 tra il 2007 e il 2009 è di circa il 57% sull’indice di prezzo con chiusure giornaliere. Su base mensile e con dividendi reinvestiti, secondo l’analisi di DQYDJ, il calo è stato di circa il 49%, con un recupero completo intorno ad agosto 2012 (marzo 2013 per l’indice di prezzo). Per la bolla internet la stessa fonte indica un calo di circa il 42% a rendimento totale mensile, con un recupero intorno a ottobre 2006. Sono tutte misure corrette ma non confrontabili tra loro: quando leggi un numero, chiediti sempre quale indice, quale valuta, quale periodo e se include i dividendi.

Cosa è successo a chi ha continuato a investire

Chi versa ogni mese con un PAC durante un crollo compra più quote con lo stesso importo. Non è una garanzia: il PAC non elimina il rischio di perdita, ma evita il problema di scegliere il momento. Chi invece ha venduto in fondo al calo ha trasformato una perdita temporanea in una perdita definitiva e spesso è rientrato tardi, quando i prezzi erano già risaliti.

Un esempio ipotetico: PAC contro vendita nel momento peggiore

Immagina un PAC da 100€ al mese per 12 mesi, in un mercato inventato per l’occasione: l’indice parte da 100, scende fino a 50 in sei mesi (-50%) e poi risale fino a 100. Non è una previsione e non è la storia di un indice reale: serve solo a mostrare il meccanismo. Con i prezzi di acquisto 100, 90, 80, 70, 60, 50, 60, 70, 80, 90, 100, 100 compri circa 15,9 quote in totale, per 1.200€ versati.

  • Se continui il piano fino alla fine, con l’indice tornato a 100, le quote valgono circa 1.591€ (+32,6% sui 1.200€ versati).
  • Se ti fermi e vendi al sesto mese, quando l’indice è a 50, hai versato 600€ e le circa 8,5 quote valgono circa 423€ (-29,5%): la perdita temporanea diventa definitiva.

Il risultato favorevole dipende dal fatto che nell’esempio il mercato risale: se i prezzi continuassero a scendere, anche il PAC chiuderebbe in perdita. L’esempio mostra però perché l’ordine delle decisioni conta: l’uscita nel punto più basso è la scelta che trasforma sicuramente il calo in una perdita. Se vuoi simulare importi tuoi, trovi il calcolatore di interesse composto e la simulazione del PAC da 100€ al mese.

100% azioni o 60/40: cosa è successo in alcuni anni difficili

Per vedere come l’allocazione cambia l’esperienza di un crollo, confrontiamo due ripartizioni sui dati annuali (rendimento totale, in dollari) dell’indice azionario S&P 500 e dell’indice obbligazionario Bloomberg US Aggregate. Il 60/40 è calcolato come media ponderata 60% azioni e 40% obbligazioni all’interno di ciascun anno, senza costi né tasse. Sono dati storici di indici statunitensi: non rappresentano un portafoglio globale e non dicono cosa accadrà in futuro.

AnnoAzioni (S&P 500)Obbligazioni (US Aggregate)100% azioni su 10.000€60/40 su 10.000€
2000-9,1%+11,6%circa 9.090€circa 9.918€
2001-11,9%+8,4%circa 8.811€circa 9.623€
2002-22,1%+10,3%circa 7.790€circa 9.086€
2008-37,0%+5,2%circa 6.300€circa 7.988€
2022-18,1%-13,0%circa 8.189€circa 8.393€

Tre anni consecutivi (2000-2002) avrebbero portato 10.000€ interamente in azioni a circa 6.239€ (-37,6%) e un 60/40, ribilanciato ogni anno, a circa 8.671€ (-13,3%). Nel 2008 le obbligazioni hanno attutito la caduta, mentre nel 2022 azioni e obbligazioni sono scese insieme e la protezione è stata minima. Quest’ultimo caso è il promemoria più utile: le obbligazioni non sono un salvagente garantito. Per scegliere la ripartizione trovi un percorso nella guida sull’asset allocation.

Cinque lezioni pratiche

  1. I crolli fanno parte del gioco. Un calo del 30-50% è un evento possibile, non eccezionale, per chi investe in azioni. Decidi in anticipo che cosa faresti.
  2. Il recupero può richiedere anni. Se servono soldi entro pochi anni, non dovrebbero stare sull’azionario: vedi fondo di emergenza.
  3. La diversificazione aiuta ma non azzera. Nei crolli più forti quasi tutte le azioni scendono insieme. Una parte in obbligazioni, secondo la tua asset allocation, riduce la profondità della discesa.
  4. Il rischio vero sei tu. L’errore più costoso è spesso comportamentale: avversione alle perdite, effetto gregge, controlli continui. Ne parlo in le 5 trappole psicologiche.
  5. Il passato non garantisce il futuro. Le crisi passate hanno avuto un recupero, ma non c’è alcuna legge che imponga di rivederne uno uguale.

Cosa fare prima del prossimo crollo

  • Scrivere il proprio piano: importo, frequenza, ripartizione, cosa fare se il mercato scende del 30%.
  • Avere una riserva di liquidità separata dagli investimenti.
  • Non investire soldi che servono a breve.
  • Limitare i controlli del portafoglio a scadenze fisse.
  • Se usi più componenti, prevedere il ribilanciamento.

Domande frequenti

Conviene smettere di versare durante un crollo?

Il piano si decide in anticipo: interromperlo nel momento peggiore è una delle scelte più costose. Il PAC, versando ogni mese, compra a prezzi più bassi, senza garanzie di risultato.

Un crollo può non recuperare mai?

Non si può escludere: il passato non garantisce il futuro. La diversificazione globale riduce il rischio di dipendere da un solo mercato, ma non lo azzera.

Cosa serve per attraversare un crollo?

Un piano scritto, liquidità separata per gli imprevisti e un orizzonte coerente con il rischio che hai scelto.

Perché le fonti riportano cali diversi per lo stesso crollo?

Perché misurano cose diverse: indice di prezzo o a rendimento totale, dati giornalieri o mensili, valuta, periodo di riferimento. Per questo nell’articolo trovi sempre indicato di quale indice si parla.

Un portafoglio con obbligazioni protegge sempre dai crolli?

No. In diversi crolli azionari le obbligazioni hanno attutito la discesa, ma nel 2022 sono scese insieme alle azioni. Una componente obbligazionaria riduce in media la profondità del calo, senza eliminarla.

Meglio un PAC o un versamento unico se temo un crollo?

Nessuno dei due elimina il rischio. Il PAC distribuisce gli acquisti nel tempo e riduce l’ansia di scegliere il momento, il versamento unico è esposto subito a quello che accade dopo. Ne parlo nel confronto PAC contro PIC e nella guida su come iniziare a investire.

In sintesi

I crolli non si prevedono, ma ci si può preparare. Un piano scritto, un fondo di emergenza e un orizzonte lungo sono gli strumenti che fanno la differenza tra attraversare la tempesta e vendere nel momento peggiore.

Fonti

I dati storici sono ordini di grandezza e non garantiscono risultati futuri. Contenuto educativo, non consulenza finanziaria.


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