Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2026. Dati e norme controllati sulle circolari ufficiali dell’Agenzia delle Entrate elencate in fondo all’articolo. Contenuto educativo, non consulenza finanziaria: come lavoriamo.
Le tasse sono la parte che frena più persone prima di iniziare a investire: sembrano complicate, e lo sono meno di quanto si pensi. Se compri ETF tramite un intermediario italiano o un broker in regime amministrato, le regole di base sono poche. Questa guida le spiega in modo semplice, con esempi numerici, e ti dice cosa guardare prima di scegliere il conto dove investire.
La regola base: 26% sui guadagni, solo quando vendi
In Italia i guadagni su ETF “armonizzati” (quelli conformi alla normativa europea UCITS, la grande maggioranza di quelli che si comprano) sono tassati con un’imposta sostitutiva del 26%. Si paga solo sul guadagno, non sul capitale, e solo nel momento in cui vendi.
Esempio: hai versato in totale 10.000€ e il tuo ETF vale 12.000€. Se vendi tutto, il guadagno è 2.000€ e le tasse sono 26% di 2.000€, cioè 520€. Ti restano 11.480€.
Se l’ETF contiene anche titoli di Stato italiani o di Paesi inclusi nella “white list”, la parte di guadagno riferibile a quei titoli è tassata al 12,5%: per un ETF misto la tassazione è una media tra le due aliquote, in base alla composizione del fondo.
ETF ad accumulazione e a distribuzione
- ETF ad accumulazione: reinvestono i dividendi dentro il fondo. Non ricevi nulla, quindi non paghi nulla finché non vendi. Il 26% si applica alla vendita, sul guadagno totale.
- ETF a distribuzione: ti pagano i proventi periodicamente e quelli sono tassati subito al 26%.
Per un PAC di lungo periodo l’accumulazione è spesso più semplice: la tassa è rimandata e il capitale lavora di più nel frattempo. Non è una regola assoluta, ma è una differenza da conoscere.
Un esempio completo: PAC da 100 € al mese per 10 anni
Mettiamo i numeri su un caso concreto. Versi 100 € al mese per 10 anni in un ETF azionario globale ad accumulazione, con un rendimento medio ipotetico del 5% annuo (non è una previsione né una garanzia: in alcuni anni si perde). Il conto è in regime amministrato.
- Versamenti totali: 12.000 €
- Valore finale ipotetico: circa 15.500 €
- Guadagno lordo: circa 3.500 €
- Imposta sostitutiva al 26%: circa 920 €
- Valore netto dopo la vendita: circa 14.600 €
Le tasse pesano, ma incidono soltanto sul guadagno e solo quando vendi: fino ad allora l’intero capitale, compresa la parte che altrimenti sarebbe finita al fisco, continua a lavorare per te. Per vedere altri scenari con importi e durate diversi puoi usare il calcolatore e, per i dettagli sul rendimento, leggere quanto rende un PAC da 100 € al mese.
Quando l’ETF contiene anche titoli di Stato
Se l’ETF è bilanciato, per esempio 60% azioni e 40% titoli di Stato “white list”, la tassazione è una media ponderata. Su un guadagno di 3.000 € il calcolo è: 3.000 × (60% × 26% + 40% × 12,5%) = circa 618 €, contro i 780 € che pagheresti con un ETF solo azionario. In pratica l’aliquota effettiva scende a circa il 20,6%. La composizione esatta, e quindi la quota agevolata, si trova nella documentazione dell’ETF.
Regime amministrato o dichiarativo: cosa cambia in pratica
Come scrivo anche nella guida al conto, la differenza sta in chi paga le tasse.
- Regime amministrato: il broker o la banca fa da sostituto d’imposta. Calcola il guadagno (con il metodo del costo medio ponderato), trattiene il 26% e lo versa allo Stato. Tu non devi indicare nulla in dichiarazione per quelle operazioni.
- Regime dichiarativo: tipico di molti broker esteri. Devi calcolare tu i guadagni e dichiararli (nel modello Redditi o nel 730, nei quadri dedicati), e se il conto è all’estero compilare anche il quadro RW sul monitoraggio.
Per chi inizia con un PAC mensile, il regime amministrato evita errori e adempimenti, ed è uno dei criteri che uso per scegliere un intermediario.
Le minusvalenze: un’asimmetria da conoscere
Se vendi in perdita, hai una minusvalenza. Si può riportare in avanti per 4 anni, ma con un limite importante: nella classificazione fiscale italiana i guadagni su ETF armonizzati sono “redditi di capitale”, mentre le perdite sono “redditi diversi”. Questo significa che la perdita su un ETF non compensa il guadagno di un altro ETF armonizzato, ma può compensare guadagni di altra natura (per esempio su azioni singole). È un punto che sorprende molti e che conviene conoscere prima di vendere.
Esempio: vendi l’ETF A con un guadagno di 1.000 € e l’ETF B con una perdita di 1.000 €, entrambi armonizzati. In regime amministrato pagherai comunque il 26% sui 1.000 € di guadagno, cioè 260 €, perché la perdita non può essere compensata con quel tipo di guadagno. La perdita resta però come credito per i 4 anni successivi, utilizzabile contro redditi diversi (per esempio le plusvalenze su azioni singole o su ETF non armonizzati). Conviene saperlo prima di vendere “per compensare”.
L’imposta di bollo: il costo annuo che si dimentica
Oltre al 26% sui guadagni, c’è l’imposta di bollo sul dossier titoli, pari allo 0,2% annuo del valore degli strumenti finanziari (per i privati). Su un portafoglio da 10.000€ sono circa 20€ l’anno. Nelle simulazioni di lungo periodo, come quella del PAC da 100€ al mese, è un costo piccolo ma costante: va incluso quando si confrontano i conti. Come funziona, con esempi e fonti ufficiali, lo spieghiamo nella guida all’imposta di bollo sul conto titoli.
Esempio: 10.000 € in portafoglio al 31 dicembre significano circa 20 € di bollo; con 30.000 € sono circa 60 €. Il bollo si paga anche se in quell’anno il portafoglio è in perdita, perché si calcola sul valore e non sul rendimento.
Cosa guardare quando scegli dove investire
- Il conto è in regime amministrato?
- Gli ETF che compri sono armonizzati (UCITS)?
- Quali sono i costi, tra commissioni, TER e bollo?
- Come vengono trattati dividendi e accumulazione?
Domande frequenti
Devo dichiarare gli ETF nella dichiarazione dei redditi?
Se il tuo conto è in regime amministrato, no: il broker o la banca calcola, trattiene e versa l’imposta per le operazioni sugli ETF. In regime dichiarativo, tipico di molti broker esteri, devi dichiarare tu guadagni e, se il conto è all’estero, anche il monitoraggio (quadro RW). Nel dubbio chiedi al tuo intermediario quale regime applica.
Pago le tasse ogni anno o solo quando vendo?
Con un ETF ad accumulazione paghi l’imposta sostitutiva solo quando vendi, sul guadagno realizzato. Con un ETF a distribuzione i proventi incassati sono tassati subito. L’imposta di bollo, invece, si paga ogni anno in entrambi i casi.
Come viene calcolato il guadagno se compro a prezzi diversi ogni mese?
In regime amministrato si usa il costo medio ponderato: il broker calcola il prezzo medio di carico di tutte le quote che hai in portafoglio e lo confronta con il prezzo di vendita. Con un PAC è esattamente il caso più comune.
La perdita su un ETF compensa il guadagno su un altro ETF?
Di norma no, se entrambi sono armonizzati: i guadagni sono redditi di capitale, le perdite sono redditi diversi. Le perdite possono però essere riportate per 4 anni contro redditi diversi.
Quanto pago di tasse se vendo solo una parte dell’ETF?
Solo il guadagno relativo alle quote vendute, calcolato sul costo medio. Il resto del portafoglio non viene toccato e continua a crescere senza tassazione.
Conviene fare un PAC per pagare meno tasse?
Il PAC non riduce l’aliquota, che resta il 26% sul guadagno. Il suo vantaggio è un altro: ti evita di scegliere il momento giusto per entrare e distribuisce l’acquisto nel tempo. Le tasse dipendono dal guadagno finale, non dal metodo di acquisto.
Per fare il conto sul tuo piano, con tasse, bollo e costi, prova il calcolatore PAC netto.
In sintesi
Per un investitore che inizia con un PAC su ETF armonizzati, il quadro è: 26% sui guadagni solo alla vendita (12,5% sulla quota di titoli di Stato), 0,2% annuo di bollo, minusvalenze riportabili per 4 anni con le loro limitazioni, e zero adempimenti se il conto è in regime amministrato. È più semplice di quanto sembri, e non deve essere un motivo per rimandare.
Fonti
- Agenzia delle Entrate — Circolare n. 19/E del 27 giugno 2014 (aliquota del 26% sui proventi degli OICR, costo medio ponderato, quota di titoli di Stato)
- Agenzia delle Entrate — Circolare n. 21/E del 10 luglio 2014 (chiarimenti sul nuovo regime di tassazione dei redditi finanziari)
Nota sui riferimenti di legge: le circolari citano il TUIR e il DPR 600/1973 nella numerazione dell’epoca. Dal 2026 le norme sono state riordinate in nuovi testi (D.Lgs. 117/2026 e D.Lgs. 33/2025), ma le aliquote e le regole descritte qui non cambiano.
Informazioni generali aggiornate a ottobre 2026, non consulenza fiscale. Le norme possono cambiare e ogni caso è diverso: per la tua situazione consulta un commercialista o un consulente abilitato.
Per una visione d’insieme di tutte le regole fiscali e degli articoli collegati, leggi la guida alle tasse sugli investimenti.
